Incontro Webinar JSN

Ieri si è svolto un incontro webinar del JSN il cui ambito è stato l’immigrazione: di seguito le relazioni di Carmelo Percipalle e di Elvira Iovino sulla realtà catanese post-Covid.

Il Centro Astalli Catania ha iniziato la sua attività nel 1999 e fa parte del Servizio dei
Gesuiti per i rifugiati (JRS). La missione del Centro è accompagnare, servire e difendere
i rifugiati e gli sfollati di tutto il mondo e accogliere tutti gli immigrati che bussano in via Tezzano 71, dando loro orientamento e aiuto nel difficilissimo percorso di integrazione. Il nostro compito primario è dunque quello di ridare dignità a chi questa dignità l’ha perduta in anni di torture, privazioni, persecuzioni e abusi, intraprendendo tutte le iniziative necessarie affinché le persone che si avicinano a noi possano avere a disposizione tutti gli strumenti necessari per tornare a camminare a schiena dritta, pienamente consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri.
Il mio breve intervento sarà dunque incentrato su qesti tre termini che costituiscono il nostro mantra quotidiano. In particolare cercherò di chiarire cosa significa per noi accompagnare, servire e difendere e come si realizza in concreto il nostro modo di
procedere a fianco degli ultimi; tutto questo distinto temporalmente in tre fasi: prima del
Covid-19, durante il lockdown e infine nell’attuale fase di riapertura caratterizzata ancora da numerosi divieti e cautele.
Alla fine dell’intervento leggerò alcune riflessioni della nostra Presidente Elvira Iovino che con un’analisi a tratti dura e sferzante mette in luce in tutta la sua crudezza l’estrema fragilità e miopia della nostra società ma si conclude tuttavia con due grandi messaggi di speranza.
Prima che esplodesse la pandemia il Centro era un vulcano (e non poteva essere
diversamente visto che operiamo alle pendici dell’Etna) di attività e iniziative che,
sempre in punta di piedi e con grande umiltà e dedizione, venivano realizzati dai nostri
splendidi volontari: così, a fianco dei tradizionali servizi ormai consolidati dalla nostra ultraventennale esperienza che con grande senso di responsabilità e orgoglio ci rende consapevoli di essere un importante punto di riferimento sul territorio (accoglienza, sportello legale, scuola di italiano, dopo scuola, sportello di orientamento al lavoro, ambulatorio medico, servizio carcere, progetti “Finestre” e “Incontri” nelle scuole), sono state nel tempo messe in atto una miriade di piccole/grandi iniziative collaterali volte soprattutto a sollecitare l’opinione pubblica e le istituzioni sul delicato fenomeno delle migrazioni, favorendo l’integrazione e scoraggiando drasticamente i pregiudizi e i luoghi
comuni: tutto ciò attraverso l’incontro tra migranti e popolazione locale. Così abbiamo
organizzato cineforum, cene etniche, spettacoli e conferenze, abbiamo partecipato ad eventi sociali, culturali e ludici, abbiamo organizzato corsi di informatica e di cucito,
siamo l’associazione capofila nell’organizzazione della Giornata Mondiale del Rifugiato (l’anno scorso ci siamo inventati il “Refugee’s Got Talent” che ha avuto molta eco in città, dove alcuni migranti si sono esibiti in varie discipline artistiche e dove abbiamo fatto sfilare i bellissimi abiti realizzati dai partecipanti al corso di cucito), ancora abbiamo stipulato una convenzione con la Lila (Lega Italiana per la lotta contro l’AIDS) per eseguire presso di noi i test per l’hiv e l’epatite, abbiamo siglato un protocollo di intesa con la CGIL per aprire all’interno del Centro uno sportello staccato del CAF CGIL. Bei tempi che oggi sembrano lontanissimi.
Poi è arrivato il corona virus e tutto si è fermato. Il mondo è rimasto in sospeso come
succede durante una nevicata quando si vive in un’atmosfera ovattata e silenziosa,
quasi irreale.
Il Centro ha giocoforza chiuso i battenti e tutti i servizi sono stati sospesi sine die.
Ma come dicevo prima, qui ci troviamo in un territorio vulcanico e, se in superficie tutto
sembra tranquillo, nel sottosuolo il magma continua a scorrere lento e implacabile fino a
quando, prima o poi, emerge in superficie in tutto il suo vigore. Allo stesso modo, noi del
Centro Astalli, dopo un primo momento di smarrimento, ci siamo scossi dal nostro
torpore iniziale e abbiamo deciso che non potevamo rimanere inerti di fronte a questo
stato di cose.
Così ognuno di noi si è dato da fare per cercare di alleviare questo senso di sconforto
che ci circondava e ci opprimeva: alcuni hanno dato il proprio contributo con la
preghiera, efficace, potentissima, in grado di smuovere le montagne; altri hanno
contribuito donando generi di prima necessità che sono stati distribuiti alle famiglie bisognose; altri ancora hanno deciso di dare il proprio contributo operando da remoto. In questo modo il filo con i nostri amici migranti praticamente non si è mai interrotto: gli avvocati hanno continuato a seguire i propri assistiti, i volontari dell’ambulatorio hanno continuato a forrnire assistenza medica telefonica, gli insegnanti della scuola di italiano hanno continuato a tenere lezioni a distanza preparando alcuni studenti ad affrontare gli esami di scuola media e in un caso anche gli esami di maturità, il tutto sotto la regia della nostra splendida Francesca Di Giorgio, che ringrazio pubblicamente, che si è fatta carico di gestire sul proprio cellulare personale tutte le richieste che pervenivano al Centro smistandole ai servizi interessati. Infine alcuni nostri volontari che sono stati
affettuosamente definiti dei “volontari compulsivi”, hanno sentito il bisogno irrefrenabile di andare ad operare in prima linea e così, aggregandosi ad altre associazioni, hanno collaborato e collaborano tuttora nella gestione delle docce e dei bagni con annesso banco vestiario allestiti per i senza fissa dimora dal Comune e dalla Croce Rossa presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere; inoltre si sono occupati della raccolta di generi alimentari e di conforto che sono stati poi distribuiti direttamente al domicilio delle famiglie bisognose. In questo frangente neanche il carcere è rimasto escluso dalle nostre attività; grazie alla lungimiranza della Direttrice e del Cappellano, siamo riusciti a fare avere ai detenuti stranieri che vengono solitamente seguiti dalle nostre volontarie,
indispensabili generi di prima necessità che altrimenti non avrebbero mai potuto
ottenere, comprese le preghiere per il Ramadan gentilmente offerte dall’imam della
Moschea della Misericordia con il quale da anni intrattieniamo rapporti di reciproca e
proficua collaborazione.
Ma a un certo punto il lockdown finisce e cede il passo ad una prima timida forma riapertura e di ritorno alla normalità. Immediatamente ci organizziamo e mettiamo in atto un rigido e farraginoso protocollo che ci consente di riaprire e ripristinare alcuni dei nostri più importanti servizi nel pieno rispetto delle regole di contenimento del contagio imposte dai vari provvedimenti governativi. Così riprendono la loro operatività lo sportello legale che in questo periodo si occupa moltissimo della gestione delle pratiche necessarie all’ottenimento della residenza virtuale che, in base al protocollo d’intesa siglato con l’Ufficio Anagrafe, a Catania è convenzionalmente stabilito in via Dell’Accoglienza (a tal proposito rammento che il possesso di un domicilio costituisce il passaggio fondamentale per accedere ai diritti di base, come ad esempio quello elementare e fondamentale alla salute), l’ambulatorio medico che fornisce un primo screening sanitario, lo sportello di orientamento al lavoro che assiste nella compilazione
dei curriculum e gestisce eventuali colloqui di lavoro ed infine lo sportello staccato della
CGIL che in questo periodo si sta occupando essenzialmente dell’emersione di rapporti
di lavoro irregolari con consenguente normalizzazione degli stessi (cd sanatoria).
Concludo con una bellissima iniziativa che sta ottenendo un successo strepitoso. La
scuola di italiano non poteva rimanere fuori da questa voglia di ripartire; così alcuni
volontari, non potendo operare all’interno dei nostri locali per mancanza di spazi
adeguati, hanno deciso di riprendere le lezioni tenendole sul sagrato di una Chiesa.
Pertanto, se vi trovate un pomeriggio a passare da piazza Falcone, in pieno quartiere S. Berillo, avrete la piacevole sorpresa di incontrare i nostri volontari e i nostri studenti che con grande entusiasmo si dedicano allo studio della lingua italiana sulle scale della Parrocchia del Crocifisso della Buona Morte.

(Carmelo Percipalle)

 

Il Covid è stato un SEGNO DEI TEMPI potentissimo attraverso cui lo Spirito ci ha parlato, ci ha istruito e ha tentato di guidarci : è emerso con forza che
– gli immigrati sono ormai considerati solo in relazione alla loro utilità sociale ( come questa cervellotica legge per l’emersione dimostra…)
– la divinizzazione del mercato è una potenza assoluta e devastatrice
Da quando abbiamo riaperto dopo il lockdown, l’interminabile fila davanti al Centro Astalli (che ci è valsa una diffida dai vicini che ci chiedono i danni e continuamente chiamano la Polizia per
verificare che non ci siano assembramenti…)ci dice con chiarezza che tutti i migranti chiedono a gran voce soltanto LAVORO – CASA – DOCUMENTI IN REGOLA e che noi abbiamo poche risposte e
continuiamo spesso a “marcare il nostro territorio” (come dice un mediatore culturale eritreo) con t-shirts, cibi e altri regali che NON vogliono.
Continuiamo a compilare troppe statistiche, facciamo troppe domande che sono veri e propri interrogatori che li esasperano, per riempire i nostri bravi specchietti che francamente a questo punto mi chiedo che utilità abbiano : un’accumulazione di dati in risposta a un grido di aiuto.
Abbiamo messo da parte la PROMOZIONE DELLA GIUSTIZIA, finalità prioritaria del JSR.
Che Giustizia possiamo promuovere in questo momento storico ?
Ancora c’è la Bossi-Fini, ancora non va in porto lo ius soli e i migranti esistono solo nella misura in cui ci servono, sempre confinati in ranghi subalterni e nessuno si indigna se entrando in un negozio è
scontato che tutti diano loro del tu !
Venerdì scorso sono stati utilizzati 150 agenti e gli elicotteri per “setacciare” il poverissimo
quartiere dove si trova il Centro Astalli e per “stanare” pochi irregolari, qualche ragazzo gambiano spacciatore e i soliti senegalesi che vendono merce contraffatta, mentre viene lasciato in una pax mafiosa da porto franco il grande quartiere di San Cristoforo, dove vivono i familiari dei mafiosi al 41 bis
esercitando racket,usura,spaccio e commerci irregolari alla luce del sole.

(Elvira Iovino)

 

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