Chiusura Mese di Agosto

La speranza è condizione di ogni agire umano, è la premessa a conseguire qualsiasi cosa.

Chi lavora coi rifugiati ha la responsabilità di non ignorare l’enorme importanza della speranza nella loro vita, più che in quella di qualsiasi altro essere umano: Benjamin ha scritto “solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza”.

Sì, siamo tenuti a mantenere viva in noi la speranza perché anche gli altri possano sperare sempre e, di conseguenza, “donare la speranza agli altri” significa non lasciarla morire in noi.

Creare con i rifugiati  relazioni donatrici di senso che ci aiutino a riconoscere le attese di ciascuno  e soprattutto ci aiutino a  rispettarne la dignità:  questo non è possibile senza avere nel cuore la speranza!

Senza la speranza ci si lascia divorare dalla noncuranza, dall’indifferenza, dalla rassegnazione e dalla mancata attenzione alle attese e ai bisogni degli altri.

Chi giunge da noi spesso straziato dal dolore e dalla fame, dalla guerra e dalla paura per i familiari lasciati lontano, frequentemente  non  riesce  a mettersi in relazione con noi che siamo così lontani dal loro linguaggio e dalle loro consuetudini di vita:  noi vogliamo “integrarli”, non accoglierli, appiattendo il loro bagaglio culturale ed omologandoli a noi.
Ricordate Kierkegaard e la sua incredibile descrizione del cervo assolutamente immobile ma irrequieto, quasi consapevole della pallottola che viaggia nell’aria per ucciderlo? I profughi hanno lo sguardo e l’indescrivibile paura ed irrequietezza del cervo.

Come è possibile per noi avvicinarci al loro mondo chiuso in una solitudine a noi radicalmente estranea, così oscura nei suoi significati e nelle sue intenzioni?

Ciascuno di noi deve capire che spesso la comunicazione è impossibile e deve sentire l’esigenza etica di ricercare l’unica comunicazione ancora possibile: quella fondata sui gesti e sulle lacrime, sulle carezze e sul sorriso. Il linguaggio del corpo e del silenzio, della fratellanza e del comune destino di dolore e di speranza, della solidarietà che smorza le differenze e le dissonanze tra il nostro linguaggio, le nostre abitudini e il loro non-linguaggio  e le loro abitudini così diverse.

Solo così la comunicazione impossibile si trasforma in comunicazione aperta alla  speranza contro ogni speranza.

Il Covid ha cancellato questa possibilità.

La comunicazione digitale l’ha ulteriormente peggiorata.

L’assistenzialismo del pacco di pasta a chi pasta non mangia, l’ha definitivamente distrutta.

La comunicazione consiste nel sospendere il proprio pensiero: come è possibile per ogni volontario, in questo momento di incertezze economiche e paura, sospendere il proprio pensiero?

Adesso ricostruire tutto questo sarà difficilissimo, ma ce la metteremo tutta e dal 1° settembre è nostro auspicio tornare  ad erogare tutti i nostri servizi.

Fino al 15  agosto (data entro cui presentare la richiesta di emersione) la CGIL ci ha garantito che aiuterà chiunque si presenti nei loro uffici anche previo appuntamento telefonando al 3334366606.

E che Dio ci aiuti.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *